venerdì 6 gennaio 2012

Le competenze e le attitudini di un educatore

Ritengo sia utile soffermare la nostra attenzione su alcuni aspetti dell'educatore, su quali potrebbero essere le reali attitudini, a prescindere dal progetto di tirocinio svolto. Dopo un’accurata analisi, sono emerse alcune delle caratteristiche principali dell’educatore di strada :

•    Il prerequisito che occorre ora sottolineare è che si tratta di un adulto che entra in contatto coi giovani, con il loro mondo, i loro miti: non entra in contatto con le compagnie di ragazzi per giudicare, il giudizio viene reputato un atteggiamento di esclusione verso qualcuno, ma ciò che l’educatore deve compiere innanzitutto è farsi accettare dal gruppo in qualità di adulto, di tramite verso le istituzioni, consapevole dei propri limiti, dei limiti dei ragazzi, dei limiti dettati dalla società e dal buon senso. Sa dire “No” ove necessario ;

•    E’ promotore di cambiamenti. E’ il nocciolo centrale della questione. Saper leggere i bisogni dei giovani nei vari contesti aggregativi, implica lo stimolo verso mutamenti circa le reali e concrete aspirazioni dei singoli o dei gruppi. Un cambiamento non viene considerato nocivo o dannoso se porta al conseguimento di nuovi ideali o bisogni da soddisfare ;

•    E’ in grado di saper comprendere linguaggi, codici, significati grazie a modalità di ascolto, decodifica e dialogo, al fine di costruire una relazione in grado di offrire nuove proposte da ciò che emerge dall’incontro coi ragazzi ;

•    Sa essere una “risorsa”: mette in luce le reali potenzialità dei giovani circa il loro esprimersi, il loro essere giovani, guardando alle problematiche con un bagaglio personale in grado di rispondere ai bisogni dei ragazzi tra casa, scuola, e i vari contesti che li circondano ;

•    E’ per i giovani una guida, un modello capace di far fronte a problematiche di vario genere, autorevole, con elevata maturità personale, adattandosi ai vari contesti organizzativi, in grado di saper tollerare la frustrazione ;

•    E’ in grado di saper gestire i conflitti che si possono instaurare durante il cammino educativo, costruendo una relazione in grado di saper offrire una funzione protettiva nei confronti di contesti di disagio.

2 commenti:

  1. Buongiorno, un buon resoconto di quello che è sopra citato e se mi permetto di aggiungere che un buon ascolto è la chiave per costruire rapporti educativi solidi. Riuscire inoltre a mettersi nei panni delle persone per poter mettere a fuoco i loro bisogni e per che no aiutarli ove è necessario.
    Ilaria

    RispondiElimina
  2. Buongiorno signorina o signora Ilaria e ben tornata su questo blog. Sarà mia premura inserire nuovi post in seguito circa la tematica dell'ascolto in chiave prettamente educativa, pertanto soffermandomi sull'ascolto attivo. La invito a continuare a visionare il blog, diventando membra, e ad offrire qualora lo volesse il suo prezioso contributo per la tematica in esame. Un saluto
    Nicola

    RispondiElimina