giovedì 20 settembre 2012

Le sostanze stupefacenti

 
Ebbene cari lettori, nel corso del tirocinio abbiamo avuto modo di relazionarci con gruppi informali di giovani/ragazzi nei loro contesti aggregativi che...facevano uso di sostanze, di droghe. Capisco benissimo che tale argomento risulta piuttosto delicato da affrontare e soffermarci, ma credo sia doveroso dare almeno una breve panoramica del contesto.
Beh innanzitutto credo sia doveroso soffermarci su alcuni concetti chiave. Per sostanza stupefacente cosa intendiamo??? Intendiamo una qualsiasi sostanza che in virtù dei propri effetti farmacologici sul sistema nervoso centrale, e in particolare sullo stato di coscienza, son fatte oggetto di uso non terapeutico, ma vengono usate spontaneamente. L'uso di alcune di queste sostanze può determinare l'insorgenza di fenomeni di dipendenza fisica e/o psichica (sfociando poi in tossicodipendenza), oltre che di effetti collaterali; in genere l'uso e la detenzione è regolato dalla legge italiana (riguardo la quantità da poter tenere liberamente, o per quanto riguarda lo spaccio, ovvero il ricavar soldi dalla “vendita” di tali sostanze).
Quindi, potremo riassumere affermando che le sostanze stupefacenti, dette anche psicoattive o psicotrope (che nel linguaggio di oggigiorno chiamiamo sinteticamente “droghe”) sono sostanze chimiche attive da un punto di vista farmacologico, capaci di alterare l'attività mentale, e in grado di indurre a fenomeni di dipendenza o assuefazione.
Ebbene lo ammetto: lavorando in strada a contatto coi giovani nei loro contesti di aggregazione ci è capitato come educatori di incontrare giovani che facevano uso di tali sostanze. Il nostro compito, in base al nostro ruolo a contatto anche con cariche istituzionali presenti nei vari comuni, era di limitare i danni! Ma come si fa a non far assumere sostanze psicoattive a i giovani al momento del nostro incontro con loro? Non è cosa semplice dare risposte a questo quesito, piuttosto ci eravamo prefissati di trovare metodi e alternative per distogliere l'attenzione dei giovani all'uso di queste sostanze. Principalmente abbiamo agito con lo sport, il grosso motore in grado di far muovere i giovani, di spingerli ad abbandonare tale strada, poiché proprio con lo sport i giovani riescono a mettersi in gioco, riescono ad intravedere valori di lealtà fondamentali per il vivere assieme!
Ora non ritengo sia utile soffermarci sui risultati ottenuti, in quanto le nostre proposte di attività sportive dovevano far i conti con il territorio che ci ospitava, con i giovani, con l'organizzazione comunale in grado di fornirci tale servizio, il più possibile poco oneroso in termini di denaro da parte di tutte le parti coinvolte per il progetto di educativa di strada; sta di fatto che l'educatore mirava al raggiungimento di uno scopo ben preciso: far passare un messaggio del sano divertimento responsabile, far passare l'idea che per riunirsi non occorrevano droghe o sostanze varie, bastava bensì l'idea dello star insieme, di aggregarsi nei vari mille modi possibili privi di situazioni in cui si incrociassero tali contesti dettati da queste sostanze, proprio per far emergere un divertimento, sano e responsabile! Un utopia forse questa, poiché il nostro lanciar un messaggio andava scontrandosi con usi e costumi diversi.
Probabilmente non è stato dedicato abbastanza tempo per affrontare tale situazione, sta di fatto però che tanto da dire in effetti non c'è poiché gli effetti che l'uso di tali sostanze provocano li conosciamo tutti anche mixati ad alcool come cornice (sta di fatto che i mass media dedicano abbastanza tempo e spazio a vari servizi di cronaca giovanile in cui compaiono dei morti a causa delle droghe..); il nostro intento avrebbe avuto risvolti ben diversi in contesti in cui compaiono tali sostanze, all'interno di discoteche per esempio, ma si sa che in tali contesti non vi è accesso gratuito e garantito per un servizio come il nostro: in primo luogo il contesto non ci permette di relazionarci coi giovani a causa dell'elevato volume della musica, e in secondo luogo i gestori di tali luoghi di incontro non vedono di buon occhio la nostra presenza, pensandola come altamente distruttiva per i loro affari manageriali...
Nel nostro operato vi era questo intento di lanciare un messaggio forte ai giovani, per il divertimento responsabile, ma crediamo che vi sia poca accoglienza per il nostro servizio di prevenzione all'interno di realtà definite poc'anzi..

giovedì 6 settembre 2012

La questione degli immigrati: tra stereotipi e pregiudizi...

Tornando a noi, proseguendo col nostro percorso circa la tematica della presenza di immigrati nei nostri incontri coi giovani in strada, ritengo sia doveroso soffermarci su alcuni concetti chiave per poter poi definire il migrante, anche e soprattutto in ambito sociale. I due concetti sono : stereotipo e pregiudizio. Ebbene, ritengo sia utile soffermarci su tali definizioni affinché vi possa essere chiarezza.
Per stereotipo noi intendiamo un'idea negativa che comunemente abbiamo di alcune persone in relazione a loro caratteristiche particolari.
Per pregiudizio, invece, intendiamo un'attribuzione di significato, riconosciuta e condivisa, ancor prima di conoscere la persona: un giudizio che viene prima di conoscere! Ritornando a noi: siamo proprio sicuri che la persona che viva alla porta affianco alla nostra sia così dannosa e nociva per noi, per la nostra società? O potremo, a questo punto dire, che l'immigrato, con regolare permesso di soggiorno, che vive accanto alle nostre mura domestiche altro non sia che una persona, con usi e costumi diversi dai nostri che socialmente condividiamo, ma che abbia una situazione del tutto identica alla nostra, quanto alla vita che quotidianamente vive? Ebbene, i due concetti sopra citati servono soprattutto a noi, come lente d'ingrandimento della nostra realtà, per uscire da canoni comuni, socialmente condivisi, al fine di migliorare il nostro quieto vivere comune.
Questi brevi “fuori pista” hanno, a mio avviso, messo in luce una visione nettamente diversificata del nostro modo di guardare la realtà che ci circonda e al tempo stesso han fatto sì che vi sia chiarezza , sia per quanto riguarda la terminologia da adottare, sia per la completa visione di chi ci sta attorno. In qualità di tirocinante, è parso doveroso intravedere queste sottigliezze che fan parte del vivere comune, con lo scopo di filtrare realtà sconosciute. Quasi una sorta di mediazione.
Pertanto, nelle varie attività di tirocinante, abbiamo avuto modo di incontrare questi giovani appartenenti a culture diverse dalla nostra, e alla domanda :”ma chi è in realtà Abdul” (il nome è del tutto inventato), la nostra risposta, molto semplicemente è di rispecchiare tutta la persona. Abdul è un ragazzo, ricongiunto ai giorni nostri ai propri famigliari, che frequenta la scuola, che è regolarmente iscritto alla scuola dilettantistica di una data associazione di una qualche disciplina sportiva e che vive in Italia per unirsi ai suoi genitori, che tempo addietro sognavano un futuro migliore per il loro figlio. Che c'è di strano e di male?!?! Certo, può essere vero anche il contrario, quindi magari fosse realmente così...
Sta di fatto che il mio intento era, ed è, di coscentizzare le nostre menti, al fine di poter avere una larga visione d'insieme della situazione per costruire un progetto educativo che possa rispecchiare il più possibile le aspettative dell'utenza con la quale un educatore deve interfacciarsi. Porre giudizi a priori, non fa altro che muovere ostilità!

sabato 1 settembre 2012

L'immigrato: tra interazione e coesione sociale

Un altro fenomeno incontrato durante le uscite in equipe con gli educatori nella varie attività coi giovani nei vari contesti è la presenza di stranieri. Nei vari contesti di aggregazione giovanile abbiamo avuto modo di incontrare gruppi di ragazzi non omogenei sotto vari aspetti: per età, sesso, stili comportamentali, appartenenza sociale, appartenenza culturale. Proprio quest'ultimo fattore è stato un tema delicato da dover gestire poiché l'appartenenza di soggetti appartenenti a culture diverse dalla nostra ci ha permesso una larghezza di vedute.
Ebbene, nelle varie fasi dell'educativa di strada, dalla mappatura all'aggancio dei giovani nei loro abituali contesti di aggregazione, capitava spesso di notare la presenza di soggetti appartenenti a culture diverse dalla nostra che potremo qui e ora definire convenzionalmente come mediterranea: ognuno di loro con la propria storia, il proprio passato, il proprio vissuto esperienziale, le proprie credenze, le proprie abitudini, il proprio bagaglio culturale di norme e valori, le proprie motivazioni riguardo la scelta del suolo italiano come meta di vita, insomma dell'Italia come società in cui vivere. Proprio queste motivazioni ci portano a vedere come certi stili culturali abbiano saputo adattarsi o meno alla società italiana, in un pieno progetto di interazione e inserimento nella vita sociale italiana.
Ma chi è il migrante? Le risposte a simile domanda potrebbero essere tante! E ogni risposta risiede nelle motivazioni, per l'appunto, della sua presenza in Italia, dai suoi perché. Il migrante (o lo straniero) pertanto è colui che nel nostro immaginario collettivo definiamo immigrato. Immigrato per vari motivi: ogni migrazione porta in sé una storia. Una storia fatta di dolori, di sofferenze, di fuga, di ricongiungimenti. Il migrante migra per scappare dalla propria condizione socio-politica del paese di origine; per trovare una società che rispetti i diritti fondamentali dell'uomo, dove non vi sia per esempio la pena di morte; il migrante migra per fuggire da condizioni di povertà del paese di origine; migra per ricongiungersi coi propri cari famigliari migrati tempi addietro; migra per istruzione, per aver accesso ad un'istruzione paritaria e parificata, magari decidendo di portare con se in seguito il proprio sapere, da condividere con la società, per migliorarla... Potremo continuar a far altri numerosi esempi delle motivazioni che spingono giovani e meno giovani a lasciar il proprio paese. E si sa, le migrazioni fanno parte della storia: l'uomo si spingeva a cercar cibo tempo addietro in società nomadi; o legato, più recentemente, alla tratta degli schiavi; o legato da un contratto di lavoro che lo impegnava come persona in un paese diverso da quello di origine.. senza grossi salti proviamo a pensare al progetto Erasmus di noi studenti, a questa splendida opportunità che il mondo dell'istruzione offre a noi studenti di coltivar lo stesso percorso di studi, intrapreso in Italia, in un altro paese, per un periodo di tempo...per non parlare della fuga di cervelli, questo fenomeno mai così attuale... Una breve carrellata ci ha fatto capire che il tema delle migrazioni non è di certo dei giorni nostri, bensì trova le proprie radici dalla nascita dell'uomo...
Ma..ci siamo dilungati un po' troppo e abbiamo rischiato di andar fuori tema di questo post..