A
questo punto cari lettori penso sia doveroso soffermarci su tali
comportamenti devianti di prevaricazione che si manifestano con
l'aggressività. Risulta doveroso affermare, a tal
proposito, che il comportamento del bullo rientra a pieno titolo
nella categoria dei “comportamenti aggressivi”, come l'inizio,
quindi, di “condotte antisociali” manifestandosi con
l'aggressività per l'appunto. Da alcuni studi socio-psico-pedagogici
condotti oltre oceano si sottolinea la necessità di diversificare
l'aggressività, distinguendola come reattiva
e pro-attiva.
- L'aggressività reattiva è di tipo impulsivo. E' esplosiva: il soggetto bullo esordisce in modo improvviso e privo di controllo, evidenziando elevati livelli di rabbia e irritabilità, con elevata riduzione di self-control ma alti livelli di ansia sociale. Risulta pertanto un tipo di aggressività che risponde a cause sociali ben specifiche dove il soggetto bullo ritiene di doversi difendere: tale comportamento aggressivo, pertanto, risulta essere l'unico mezzo possibile, per il soggetto definito bullo, per rispondere in modo impulsivo a ciò che egli stesso percepisce come probabile minaccia sociale.
- L'aggressività pro-attiva, invece, è caratterizzata da comportamenti freddi dei soggetti bulli, e mirano a perseguire un obiettivo ben specifico: un soggetto che agisce in questo modo si presenta con scarsissimi livelli di empatia verso il prossimo ed è privo di sensi di colpa. Tale comportamento aggressivo si concretizza con un'attenta pianificazione dell'evento doloso per la vittima, una programmazione che mira quindi al solo raggiungimento dello scopo: attaccare la vittima; è pertanto un atto volto a creare danni o difficoltà alla vittima. Non sempre tale forma di aggressività si manifesta con la forza fisica del bullo, ma possono verificarsi comportamenti aggressivi anche verbali, minacciando la vittima, deridendola.
Dopo
questa breve panoramica dove abbiamo avuto modo di effettuare una
distinzione tra le due forme di aggressività in merito agli studi
oltre oceano, è bene ricordare che il filo conduttore dei
comportamenti aggressivi risulta essere il contesto di appartenenza
dei bulli: in linea di massima (ma non si deve considerare come una
vera e propria regola ben specifica da seguire poiché potrebbero
svilupparsi vari casi isolati..) potremo affermare che,
tendenzialmente un soggetto assumerà comportamenti da bullo, e verrà
etichettato socialmente come tale, se appartenente a classi sociali
meno agiate, se presenterà un difficile inserimento scolastico e nel
mondo lavorativo qualora abbandoni la scuola ancor prima di ultimare
i propri studi (pertanto vi sarà un alto tasso di scolarizzazione in
questi casi..) e le due agenzie educative primarie, la famiglia e la
scuola, risulteranno pressoché assenti nell'individuare a attivare
un vero e proprio progetto di educazione/rieducazione al fine di
promuovere una maggior consapevolezza di sé, delle proprie capacità,
miglior autostima, maggior responsabilizzazione.
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