Tornando
a noi, proseguendo col nostro percorso circa la tematica della
presenza di immigrati nei nostri incontri coi giovani in strada,
ritengo sia doveroso soffermarci su alcuni concetti chiave per poter
poi definire il migrante, anche e soprattutto in ambito sociale. I
due concetti sono : stereotipo e pregiudizio. Ebbene, ritengo sia
utile soffermarci su tali definizioni affinché vi possa essere
chiarezza.
Per
stereotipo noi intendiamo un'idea negativa che comunemente abbiamo di
alcune persone in relazione a loro caratteristiche particolari.
Per
pregiudizio, invece, intendiamo un'attribuzione di significato,
riconosciuta e condivisa, ancor prima di conoscere la persona: un
giudizio che viene prima di conoscere! Ritornando a noi: siamo
proprio sicuri che la persona che viva alla porta affianco alla
nostra sia così dannosa e nociva per noi, per la nostra società? O
potremo, a questo punto dire, che l'immigrato, con regolare permesso
di soggiorno, che vive accanto alle nostre mura domestiche altro non
sia che una persona, con usi e costumi diversi dai nostri che
socialmente condividiamo, ma che abbia una situazione del tutto
identica alla nostra, quanto alla vita che quotidianamente vive?
Ebbene, i due concetti sopra citati servono soprattutto a noi, come
lente d'ingrandimento della nostra realtà, per uscire da canoni
comuni, socialmente condivisi, al fine di migliorare il nostro quieto
vivere comune.
Questi
brevi “fuori pista” hanno, a mio avviso, messo in luce una
visione nettamente diversificata del nostro modo di guardare la
realtà che ci circonda e al tempo stesso han fatto sì che vi sia
chiarezza , sia per quanto riguarda la terminologia da adottare, sia
per la completa visione di chi ci sta attorno. In qualità di
tirocinante, è parso doveroso intravedere queste sottigliezze che
fan parte del vivere comune, con lo scopo di filtrare realtà
sconosciute. Quasi una sorta di mediazione.
Pertanto,
nelle varie attività di tirocinante, abbiamo avuto modo di
incontrare questi giovani appartenenti a culture diverse dalla
nostra, e alla domanda :”ma chi è in realtà Abdul” (il nome è
del tutto inventato), la nostra risposta, molto semplicemente è di
rispecchiare tutta la persona. Abdul è un ragazzo, ricongiunto ai
giorni nostri ai propri famigliari, che frequenta la scuola, che è
regolarmente iscritto alla scuola dilettantistica di una data
associazione di una qualche disciplina sportiva e che vive in Italia
per unirsi ai suoi genitori, che tempo addietro sognavano un futuro
migliore per il loro figlio. Che c'è di strano e di male?!?! Certo,
può essere vero anche il contrario, quindi magari fosse realmente
così...
Sta
di fatto che il mio intento era, ed è, di coscentizzare le nostre
menti, al fine di poter avere una larga visione d'insieme della
situazione per costruire un progetto educativo che possa rispecchiare
il più possibile le aspettative dell'utenza con la quale un
educatore deve interfacciarsi. Porre giudizi a priori, non fa altro
che muovere ostilità!
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